Ilva (Taranto) . A proposito delle disposizioni urgenti (Dl. 3 dicembre 2012, n. 207 )

……..Le disposizioni urgenti del Governo in merito all’Ilva potrebbero compromettere decine di azioni legali dei cittadini in tutta Italia,
sarà la magistratura a difenderci?

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Ritengo opportuno fare un post sul decreto legge varato lunedi 3 dicembre su Ilva, il decreto “Salva Ilva” ( GU n. 282 del 3-12-2012) .

http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&datagu=2012-12-03&task=dettaglio&numgu=282&redaz=012G0234&tmstp=1354670736552

Giusto ieri avevo condiviso questo video degli amici pugliesi del MoVimento 5 Stelle, Barbara Lezzi e Giovanni Vianello, un incontro di approfondimento su Ilva
(abbiate la pazienza di ascoltare attentamente Giovanni Vianello, a prescindere dalle interruzioni dei cittadini che fanno domande, è un incontro aperto)

http://www.youtube.com/watch?v=MbbRyyfOWJI&feature=share

in seguito al quale ricevo prontamente l’aggiornamento che vedete in testa, da facebook.

L’allarme diffuso dagli amici di Beppe Grillo Taranto è chiaro. Un decreto legge urgente è stato varato per impedire il blocco delle attività imposto dalle indagini in corso su Ilva. Le procedure giudiziarie sull’impianto, a Taranto come altrove, sono diventate il medium di difesa dei cittadini verso le reiterate inadempienze dei responsabili degli impianti simili a questo in merito a sicurezza dei lavoratori e salute loro e dei cittadini.
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A Taranto, come a Savona (diverse procedure in corso), cittadini , comitati , associazioni ambientaliste anche di portata nazionale (WWF; Medicina Democratica, …), ricorrono a procedure giudiziarie dopo decenni e comprovati danni di questi impianti, in seguito a totale o parziale inadempienza dei soggetti politici deputati alla difesa della Salute dei Cittadini (in sequenza: Sindaci, Province, Regioni, Parlamento) .

Mi urge ribadire quanto affermato di fronte ai sindacalisti a Cremona, durante un dibattito organizzato con i comitati locali, il Movimento 5 Stelle Cremona, la dr.ssa Patrizia Gentilini, in merito all’acciaieria Arvedi e alle emissioni di diossina: l’unico ostacolo per l’imprenditore a non mettere a norma questi impianti, a non prevenire i gravissimi danni ambientali, a permettere un sistema “lavoro” che garantisca la salute prima di operai e poi di cittadini e dell’ecosistema, è la scelta sistematica di NON SEQUESTRARE PARTE DEI PROFITTI per la messa a norma degli impianti e la loro tecnologizzazione , e la scelta sistematica di INVESTIRE IN PARTNERSHIP POLITICHE E MEDIATICHE (finanziamento a sponsor politici, giornali, quando non ne sono direttamente gli editori, vedi Repubblica per De Benedetti e Tirreno Power, la stessa Tirreno Power che con Sorgenia non è totalmente aliena a “soggetti ambientalisti” ben noti).
Questo perchè investire in sponsor è un contributo “una tantum”, mentre “modificare” il sistema produttivo comporta un rialzo del costo dell’unità produttiva, esso sia acciaio o KW prodotto; qui si parla ovviamente di non voler “condividere” e redistruibuire i benefici economici in utili collettivi, che sarebbe il vero significato di imprenditoria sostenibile e virtuosa (a torto spacciato per ideologia “verde”).

é marketing , Bellezza.

Notare che, come si dice nel video, la maggior parte di queste industrie sono industrie idrovore, e la loro presenza è causa di emissioni in aria, ma soprattutto in acqua, emissioni che compromettono fortemente tutto l’ecosistema immettendo sostanze che non potranno mai uscire definitivamente dal ciclo ambiente, dalla matrice ambientale, anche dopo bonifica (e dunque causare un danno indefinito nel tempo a agricoltura e salute, ambiente e animali). Caso eclatante la gestione dell’affaire Stoppani, una delle industrie oramai chiuse citate come sito internazionale di grave inquinamento ambientale (Cogoleto, cromo esavalente)

Tornando al DL , semplicemente il Governo ha deciso che per le industrie a importanza strategica nazionale, con un parametro semplice, la presenza di più di 200 dipendenti, si avvia una sospensione di 36 mesi dagli “stop” imposti alla produzione dalle indagini giudiziarie.

Dopo il Decreto Prodi, un altro provvedimento per bloccare l’estrema, faticosa difesa dei cittadini e dei comitati di fronte a questa situazione. Non è una questione di lavoro contro salute: è una questione di politica (legata alle lobbies della produzione) contro i cittadini, quegli stessi cittadini che lavorano, che vogliono cambiare rotta del sistema produttivo innescando un processo di ciclo virtuoso della produzione. Siamo molto lontani dal sistema di imprenditori virtuosi che condividono profitti  e modalità di gestione a fronte di elevata produttività. Si pretende che il cittadino si presti a subire, a pagare le tasse per sostenere una Sanità che rincorre le emergenze provocate da questi stessi impianti (oncologici in primis, ma non solo) , lavorare per fornire grandi profitti e disarmarlo da qualsiasi difesa possibile, senza contare che quando presta le soluzioni possibili alternative viene irriso e inascoltato.

Il testo del Decreto Legge l’ho linkato, leggetelo attentamente e giudicate Voi.

Quando poi, oltre alle cause, gli studi, le proposte, i cittadini scendono per vent’anni in piazza, si trovano a doversi contrapporre a soggetti non responsabili, mandati a reprimere. Lavoratori anch’essi. E non certo immuni da patologie….
ScreenHunter_256 Dec. 05 11.06
La prossima volta parliamo del REGISTRO DEI TUMORI.
Prestate attenzione all’approfondimento di Vianello su epidemiologia, acqua, ambiente…. merita un ciclo di conferenze.

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8 risposte a Ilva (Taranto) . A proposito delle disposizioni urgenti (Dl. 3 dicembre 2012, n. 207 )

  1. Giovanni Vianello ha detto:

    Il sequestro della magistratura non è stato fatto per permettere le indagini, ma è stato eseguito per impedire che si continuasse a produrre eventi di malattia e morte, già comprovati dalle perizie degli epimediologi e dai chimici. Semplificando, la procura indica prima il blocco degli impianti (priorità al diritto alla vita e alla salute), poi gli interventi per gli adeguamenti e se questi adeguamenti sono sufficienti ad evitare gli eventi di malattia e morte allora si può continuare a produrre. Il decreto del Governo sembrerebbe incurante delle motivazioni che spingono la procura al sequestro e mette come priorità la produzione e poi con il tempo e nel giro di 3 anni la messa a norma degli impianti. Pensando quindi che in qualche maniera impianti grandi come palazzi di 20 piani , vecchi di oltre 50 anni che si sviluppano su una superficie di 15 milioni di metri quadrati che distano qualche centinaio di metri da scuole e case, possano diventare eco-compatibili..

    • Non credevo di aver scritto che il sequestro era stato fatto per permettere le indagini. Anzi, devo dire che non credo di aver approfondito l’argomento (del resto su Ilva ora ci sono copiose informazioni), e nella mia narrazione volevo sottolineare che il sequestro è la conseguenza di azioni legali -alla fine delle quali si dimostra che è necessario interrompere l’attività in quanto lesiva ai massimi gradi- azioni legali alle quali si ricorre in assenza di altre armi.
      Il responso è coercitivo, l’estrema ratio, “non hai voluto provvedere prima , stai provocando una strage, ti faccio chiudere finchè l’impianto non viene sistemato e non si può ‘riaccendere’ in sicurezza”.
      Con questo provvedimento si invertono i fattori e si annulla la forza dell’azione legale, ti permetto di continuare a condizione che … nel frattempo…..(bisogna vedere se “stavolta” ..).

      A impianto acceso poi….

  2. Paolo ha detto:

    Ottimo pezzo!
    CVD… il lupo perde il pelo…
    Mi permetto solo di mettere in evidenza un aspetto logico della conclusione del tuo pezzo:
    tu parli di coloro che contenstando “si trovano a doversi contrapporre a soggetti non responsabili, mandati a reprimere. Lavoratori anch’essi. E non certo immuni da patologie….”
    Ora vorrei farti notare che:
    1) La dote che ci contraddistingue dagli animali (l’intelligenza) e la capacità di dire di no (libero arbitrio) dovrebbero indurre questi soggetti non responsabili ad una scelta più occulata.
    2) che tra i lavoratori sono, rispetto ad altri, fortunati perché la loro professione l’hanno scelta
    3) che se pur non responsabili nel momento in cui non scelgono di dire NO e reprimono diventano però corresponsabili.

    • @ Paolo
      La chiosa in effetti era un pò forzata, in effetti mi capiterà di affrontare quell’argomento in maniera migliore. Sai, avrei dovuto parlare di tutti i lavoratori, anche quelli che si affidano ai sindacalisti, anche quelli che credono che li vogliamo mandare a casa affamati.
      Però ti rispondo:
      1) vero. io mi rifiuterei. gli animali, sebbene non ritenuti di eguale livello raziocinante, evitano le azioni gratuite di violenza, non combattono il loro simile senza motivo, non usano violenza se non per una questione di catena alimentare (se non addomesticati e addestrati all’uopo dagli uomini). E io ritengo che obbedire ad un’ordine non sia nulla rispetto al rispettare un essere umano che sta esercitando il suo diritto di parola e di espressione. Per chi fa rispettare le Leggi, che ordine di importanza ha la Costituzione rispetto all’ordine di un subordinato delle gerarchie militari? per un essere umano, sebbene in divisa, che ordine di importanza ha avere una dignità o meno? – essere fieri di una divisa è qualcosa rispetto all’essere fieri di aver mostrato una individualità pagandone poi il prezzo ?
      2) in realtà anche un operaio può “scegliere”, nessuno lo obbliga sul serio, se non il senso di responsabilità sociale che gli impone di accettare qualsiasi lavoro quando ha una famiglia da sfamare. Come dimostra la nostra tradizione di migranti. Se poi ci mettiamo anche il fatto che quando distruggi le risorse e devasti completamente l’ecosistema, anche scegliere di vivere solo mangiando del tuo orto, vuol dire ingerire pillole quotidiane di sostanze tossico nocive. Per cui le scelte si comprimono, e la gamma di lavori che puoi fare diventa una gamma di servitù…più o meno accettabili, con più o meno margini di sopportazione….
      3) Sono tutte scelte, e anche quella di prendere la divisa è una scelta lavorativa, la fai a monte. Poi ti insegnano che è una missione (ma non lo è anche decidere di sacrificare la salute per la famiglia, o lavorare 14 ore in un ospedale, passare la vita a insegnare ai bambini?). Sono tutte scelte . Le critichiamo dunque a monte o a valle? Per il fatto di aver preso la divisa ed essere un bravo “soldato” o a valle “ per non aver fatto l’uomo dopo, e aver detto no” ?

    • “Lavoratori anch’essi. E non certo immuni da patologie….” (questa era rivolta a ‘loro’, semmai leggessero…)

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